Come si racconta una città?

Qualche giorno fa.

Sono a Roma…due giorni…una specie di mini-tour de force esplorativo-street tra una fiumana di turisti, treni confinati al binario 28 dell’enorme stazione di Roma Termini, caldo soffocante e piogge torrenziali.

Non proprio rilassante.

Mentre vago, totalmente a caso per il 90% del tempo, scatto cercando di estrapolare quanto più possibile da questa città cosi piena e densa di cose da vedere che ne sei sopraffatto, soprattutto se la tua è una pura e semplice toccata e fuga…un assaggio quasi misero direi, sembra giusto una passeggiata in mezzo al set di un film.
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Tre giorni dopo.

Sono di fronte al mio monitor perfettamente NON calibrato (per avere sorprese in fase di stampa ovviamente), rullino di Lightroom e una sequenza di facce e posti che si dipanano sul bordo inferiore, grossi dubbi su quello che ho tirato fuori sulle 770 istantanee in archivio.

“Quante di queste foto, raccontano la vera Roma?”

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Le guardo e le riguardo…tante…tantissime, potrebbero essere state scattate ovunque, in qualsiasi altra città. Catanzaro? Anche. Tante…tantissime, riguardano persone come me, che di Roma non sanno niente di niente, non la vivono e sono solo anime di passaggio, che non lasciano traccia se non sui bordi in marmo dei monumenti consumati e in foto ricordo con amici\parenti\fidanzate. Tante…tantissime, possono essere assimilate a ritratti o a micro-storie che non contribuiscono a mostrare l’anima della città…come se mancasse qualcosa…pezzi…frammenti…una mia visione più ampia o qualcosa a cui non so dare un nome. Ancora.

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Il dubbio mi ronza in testa e avverto come un buco di cultura in una qualche zona del cervello, come un cavallo con i paraocchi che avverte qualcosa ai lati ma che non riesce a vedere. Vado sul forum del gruppo HPSC di Flickr, che se non lo conoscete…beh…è un po’ il tempio della street contemporanea (nel bene e nel male) e chiedo:

“Come si racconta una città con la fotografia street?”

Spiego i miei dubbi, i miei blocchi, la mia scarsa visione. Scrivo che mancano dei pezzi nella mia serie, che non mi sono sentito collegato appieno con la città…e chiedo nomi di autori e libri che mi amplino la mente su quello che un fotografo deve fare per mostrare agli altri, a chi non c’è stato, l’anima di una città.

Ne nasce una discussione interessante.

Qualche nome, qualche libro salta fuori…ma è la serie di concetti e riflessioni che mi fanno pensare e meditare.
Innanzitutto al mio ipotetico piano…mostrare l’anima di una città. Non lo fai dopo due giorni di foto, sono stato un illuso se mai ci ho creduto davvero. C’è gente che fotografa e scrive cento volte meglio di me che l’ha provato a fare in mille modi diversi per una vita, in diverse parti del mondo e i loro lavori spesso, non sono capiti ne condivisi dagli stessi abitanti di quei posti. Il vicino…il prete della parrocchia…la signora che vive all’angolo..vedono e leggono quei lavori e non si riconoscono in quella particolare descrizione, in quel micro-mondo.

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E il ritmo…le città sono enormi esseri viventi tentacolari che cambiano cosi velocemente…e mutano…che tu non puoi descriverla e adattarti allo stesso tempo, rimani indietro per forza di cose…con il mondo di adesso poi…globale e multietnico, riversato in una Roma che unisce 2000 anni di storia con popolazioni da ogni parte del mondo che ogni giorno consumano miliardi di rullini e scaldano sensori di reflex digitali, stranieri che riempono i buchi del lavoro umile tra i mille reperti del centro.

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La sensazione è che il vero romano non lo trovi qui…cosa fa in realtà? Dove vive? Che posti frequenta? Com’è divisa la società…quali sono i sogni e le prospettive, le diversità, le incongruenze? Non mi basterebbe una vita a catalogare e mettere un numero ad ogni singola faccia di una città cosi e anche se ne vivessi quattro di vite…e riuscissi a completare il puzzle…chi potrebbe davvero cogliere la vera linfa di una città, dal mio lavoro?

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Probabilmente nessuno…nemmeno i romani.

Quindi…è evidente che l’ambizione di un’idea del genere…condensare in una ventina di foto una città cosi vasta, non tanto per le dimensioni ma per il mix di energia, popolazione, storia, cultura, contraddizioni e cosi via…è semplicemente improponibile e fuori dalla portata dell’artista e allora, cosa resta?

Il discorso alla fine, in pace con me stesso, diventa molto semplice.

Abbiamo solo la possibilità di raccontare le nostre sensazioni attraverso le nostre immagini, e non per voler svelare il cuore di un posto…è impossibile e io ormai l’ho capito…ma mostrando indirettamente il NOSTRO di cuore…come “sentiamo” quello che ci circonda, sperando di trasmettere qualcosa, a chi guarda le nostre foto…

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…il che, alla fine, è la parte forse meno scontata e più difficile.

 

Qua sotto un po’ di scatti

 

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